IL CIGNO

29 luglio 2011

IL MESSAGGIO DI GOLETTA: ENERGIE PULITE PER LA PACE
I RISULTATI DEL MONITORAGGIO DI GOLETTA SUL LARIO
Dodici i punti inquinati sul lago di Como, 7 fortemente inquinati sulla sponda lecchese, 1 punto inquinato e 4 fortemente inquinati sulla sponda comasca. Principali responsabili le foci dei fiumi e gli scarichi dei depuratori.

Ancora una volta le brutte notizie per il Lario arrivano dalle foci dei fiumi e dai depuratori mal funzionanti o inesistenti. Nonostante i parametri più permissivi dovuti all’entrata in vigore della nuova normativa sulla balneazione, il D.Lgs 116/2008, i punti inquinati restano ancora molti.
È questo il risultato del monitoraggio della tappa sul Lario della Goletta dei Laghi di Legambiente, la campagna nazionale d’informazione scientifica sullo stato di salute dei bacini lacustri, realizzata con il contributo del COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati). I tecnici di Legambiente anche quest’anno hanno dato la caccia le situazioni critiche che minacciano la salute dei laghi italiani, puntando il dito contro il sistema di depurazione che ancora oggi rivela una grande falla nel sistema di gestione delle acque reflue.
Dalle analisi effettuate sul laboratorio mobile di Legambiente, sono risultati inquinati ben 12 punti sul lago di Como tra la sponda lecchese e quella comasca. Sulla sponda lecchese sono risultati fortemente inquinati 7 campioni: la foce del torrente Pioverna a Bellano, la foce del fiume Adda e il torrente Inganna a Colico, il campione prelevato nei pressi della spiaggia del depuratore di Dorio, la foce del torrente MerIa a Mandello del Lario, il campione prelevato nei pressi del parco comunale zona Malpensata di Garlate e la foce del torrente Esino a Perledo.
Sul versante comasco sono 4 i punti fortemente inquinati: la foce dei torrente Senagra a Menaggio, Telo ad Argegno, la foce del torrente nei pressi della spiaggia libera della località Bagnana del comune di Lezzeno e la foce del torrente Sorico nel comune omonimo. Risulta inquinato il campione prelevato a Como nei pressi del Tempio Voltiano.
Si riconferma il dato del preoccupante deficit di depurazione dei comuni dell’entroterra che rischia di compromettere gli sforzi, seppur ancora insoddisfacenti, che i comuni costieri stanno faticosamente mettendo in campo. – ha commentato Barbara Meggetto, portavoce della Goletta dei Laghi di Legambiente -. Per questo occorre sempre di più ragionare a livello di bacino se si vogliono risolvere davvero i problemi del lago di Como! Non è solo urgente continuare ad investire nell’adeguamento degli impianti di depurazione esistenti e nel completamento della rete fognaria circumlacuale ma anche dotare di infrastrutture fognarie i comuni o le frazioni dei comuni costieri che si estendono nell’entroterra. In questa situazione, il passaggio degli Ato alle Province rischia di allungare immotivatamente i tempi del risanamento del lago di Como”.
Ad appesantire il carico inquinante delle acque del lago contribuisce il fiume Adda che raccoglie i reflui della Valtellina. Una situazione simile e comune ad altri importanti fiumi lombardi che rischia di far pagare alla Lombardia una multa di centinaia di milioni di euro per l’avvio della procedura di infrazione proprio per la mancata depurazione dei corsi d’acqua e che potrebbero essere spesi in investimenti.
Imbarazzante infine, la situazione di alcuni depuratori. Non è solo il caso dei grandi depuratori che servono le città capoluogo, come nel caso dell’impianto lecchese il cui adeguamento continua a spostarsi nel tempo a causa di ritardi anche di natura burocratica, ma anche dei piccoli impianti che, come nel caso di Dorio continuano da quasi ormai un decennio a riversare nel lago acque non completamente depurate.
Le minacce per il Lario però non si fermano alla depurazione.
Oltre ai problemi legati alla qualità delle acque, al consumo di suolo e al paesaggio, merita una puntualizzazione la questione della gestione del demanio della navigazione – ha aggiunto Pierfranco Mastalli, presidente del circolo di Valmadrera-Lecco -. Diventa essenziale ed urgente che le due province, con il Consorzio del Lario e i laghi minori, predispongano un piano sostenibile di settore del demanio della navigazione, introducendo una moratoria sugli interventi nelle aree demaniali. Anche i problemi della navigazione pubblica sul Lario, possono essere affrontati dando responsabilità ad un’autorità provinciale partecipata dai comuni dove ridiscutere anche gli investimenti degli introiti da concessioni demaniali”.