IL CIGNO

21 dicembre 2012

NUOVI IMPIANTI SCIISTICI: DENARO PUBBLICO AL VENTO



COME GETTARE AL VENTO DENARO PUBBLICO IN IMPIANTI SCIISTICI E NELLA FABBRICA DELLA NEVE, ILLUDENDOSI DI CONTRIBUIRE AL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA’ DI VITA DELLE POPOLAZIONI DELLA VAL BREMBANA E DELLA VALSASSINA.

Il progetto integrato strategico per l’ammodernamento, potenziamento e valorizzazione dei comprensori sciistici della valle Brembana e Valsassina recentemente sottoscritto fra Regione, Province di Bergamo e Lecco, Comunità Montana Valle Brembana, Comunità Montana Valsassina, Valvarrone, Val d’Esino e Riviera, e i Comuni in Provincia di Bergamo: Carona, Foppolo, Mezzoldo, Piazzatorre, Roncobello, Valleve, Valtorta e in Provincia di Lecco: Barzio, Cassina Valsassina, Cremeno e Moggio, con l’adesione di Brembo Super Ski e ITB SpA è la chiara rappresentazione di un modo vecchio di far politica che privilegia i finanziamenti a pioggia senza un preciso piano economico che ne garantisca un esito positivo, che non prende atto dei cambiamenti climatici e del fatto che gli impianti interessati si trovano a quote che difficilmente possono garantire la presenza sufficiente di neve naturale. Su un investimento nel periodo 2012/2014 di 40.063.901€, la Regione contribuisce con 8.020.350€, gli Enti locali 2.894.262€ (di cui 240.000. Comune Moggio e 716.149-C.M.Valsassina) mentre i Privati 29.149.288€ (Brembo Super Ski 17.412.931 - ITB Spa 11.736.356).
Ma chi garantisce che l’intervento pubblico non abbia a produrre effetti negativi per l’ambiente e che possa trasformarsi in un investimento a fondo perso?

Un ammodernamento e messa in sicurezza degli impianti esistenti possono essere giustificati, ma la costruzione di nuovi impianti non trova un riscontro in una utile gestione dovendo ricorrere all’esasperato innevamento artificiale che assorbe oltre 4.000.000€ (2.097.363 in Val Brembana e 2.000.000 in Valsassina) di investimento, senza contare le spese di gestione. Siamo in presenza di un accanimento terapeutico per tenere in vita una attività che sta in piedi solo con un sostanzioso intervento pubblico, oltretutto negativo rispetto al consumo di preziosa acqua potabile e al possibile inquinamento delle falde.
Nessuna proposta di far “sistema” si trova nell'Accordo di programma sottoscritto che prevede, da parte della Regione, l'erogazione di denaro pubblico per oltre 8 milioni di euro sopra ricordato. La sostanza dell'Accordo è infatti una pioggia di singoli contributi al rinnovo degli impianti di risalita e al potenziamento o realizzazione di quelli di innevamento artificiale, che di integrazione o di strategia ha proprio niente, nonostante il titolo dell'Accordo: “Progetto integrato strategico per l'ammodernamento e valorizzazione dei comprensori sciistici della valle Brembana e Valsassina…".
Vogliamo anche rilevare altri due aspetti negativi: il primo è che non essendo prevista per tale Progetto la procedura di Valutazione Ambientale Strategica, a nessuna parte interessata (pubblico e associazioni ambientaliste) è stato possibile poter esprimere le proprie valutazioni e cercare quindi di attenuare il negativo impatto che i progetti, già eseguiti o da eseguire, hanno sull'ambiente montano che fa pur sempre parte del Parco delle Orobie.
Il secondo è che l'erogazione di danaro viene effettuata dietro presentazione della documentazione contabile delle spese effettivamente sostenute, ma senza richiedere alla controparte impegni circa il mantenimento in esercizio di quanto finanziato, almeno per un arco ragionevole di tempo.
È anche da sottolineare come l’erogazione di questi contributi sia stato collocato nel mezzo della crisi della Giunta Regionale, il cui Presidente cerca di recuperare consenso gravemente compromesso dalla sua miope e allegra gestione attraverso finanziamenti poco avveduti, che non tengono conto che recentemente l’Assessorato al Territorio e all’Urbanistica della Regione ha dato avvio al P.T.R.A Orobie bergamasche e Altopiano Valsassina (Piano Territoriale Regionale d’Area delle valli alpine) come approfondimento di maggior dettaglio di un ambito territoriale sotto il profilo dello sviluppo socioeconomico. Da una parte si cerca di individuare un modello di sviluppo sostenibile della montagna che tenti di mettere in uso le seconde case non utilizzate e di non costruirne di nuove, evitando la predazione del territorio con consumo di suolo prezioso. Dall’ altra si investe sul settore sciistico con una cura intensiva che non risolve i fattori di crisi ma anzi perpetua il miraggio di perseverare nelle costruzioni di seconde case.
Questo intervento nel comprensorio sciistico della Valle Brembana e Valsassina non porta alcun contributo alla definizione di un nuovo modello di sviluppo che valorizzi le Orobie bergamasche e l’altopiano della Valsassina, esaltando le loro peculiarità e risorse e dando vita a un nuovo ordine urbano e a nuovi scenari di organizzazione sociale.
Mentre a Lecco Formigoni distribuiva a pioggia milioni su progetti senza futuro, l’ex assessore regionale Daniele Belotti dichiarava che con le seconde case è stato raggiunto il limite e che l’ormai superata tipologia di turismo fin’ora praticata ha compromesso pesantemente il territorio.

Pierfranco Mastalli